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Qui di seguito, in ordine cronologico, le ultime 10 notizie dal mondo del ciclismo...
In collaborazione con gazzetta.it
LA RUBBRICA TORNERA' A SETTEMBRE DOPO LE VACANZE
Contador re d'Italia
La crono a Pinotti
Lo spagnolo difende la maglia rosa e si aggiudica la 91ª edizione del Giro, aumentando il vantaggio su Riccò. Bruseghin conserva il 3° posto. La crono finale a Pinotti
MILANO, 1 giugno 2008 - Marco Pinotti ha vinto la 21ª e ultima tappa del Giro d’Italia, una cronometro individuale di 28,5 chilometri pianeggianti da Cesano Maderno a Milano. Il bergamasco dell’High Road, 32 anni, ha preceduto di 7” il tedesco Tony Martin, suo compagno di squadra, e di 10” il russo Ignatiev (Tinkoff). Quarto Wiggins a 13”, quinto Van de Velde a 22”. Pinotti, due volte campione italiano della cronometro (2005 e 2007), quattro giorni in rosa al Giro 2007, ha così conquistato il 6° successo in carriera.
LA CLASSIFICA - Il vincitore del 91° Giro d’Italia è Alberto Contador. Lo spagnolo dell’Astana, 25 anni, aveva conquistato l’anno scorso il Tour de France: è la prima maglia gialla in carica che vince il Giro dai tempi di Indurain (1992). Contador si impone nella classifica finale senza aver firmato successi di tappa: era già successo 10 volte, l’ultima nel 2005 con Savoldelli. Secondo è arrivato Riccardo Riccò, vincitore delle tappe di Agrigento e Tivoli: il 24enne modenese della Saunier, partito con 4” di ritardo da Contador nella generale, ha perso 1’53” da Contador e quindi ha chiuso a 1’57” dal vincitore. Sul terzo gradino del podio di Milano è salito Marzio Bruseghin, che ha resistito, per appena due secondi, all’assalto di Franco Pellizotti: il veneto della Lampre ha concluso a 2’54” da Contador, Pellizotti 4° a 2’56”. Quinto Menchov a 3’37”. Sesto Sella, Ottavo Di Luca, decimo Simoni.
I RICORSI - Da 12 anni uno straniero non vinceva il Giro d’Italia: l’ultimo era stato Pavel Tonkov, nel 1996. L’ultimo (e unico) spagnolo a conquistare la corsa rosa era stato Miguel Indurain, vincitore nel 1992 e nel 1993.
Ecco La classifica Generale:
1 CONTADOR Alberto ESP AST 89:56:49 0:00
2 RICCO' Riccardo ITA SDV 89:58:46 1:57
3 BRUSEGHIN Marzio ITA LAM 89:59:43 2:54
4 PELLIZOTTI Franco ITA LIQ 89:59:45 2:56
5 MENCHOV Denis RUS RAB 90:00:26 3:37
6 SELLA Emanuele ITA CSF 90:01:20 4:31
7 VAN DEN BROECK Jurgen BEL SIL 90:03:19 6:30
8 DI LUCA Danilo ITA LPR 90:04:04 7:15
9 POZZOVIVO Domenico ITA CSF 90:04:42 7:53
10 SIMONI Gilberto ITA SDA 90:07:52 11:03
Maglia Verde a sella:
1 SELLA Emanuele ITA CSF 136
2 KIRYIENKA Vasil BLR TCS 63
3 BALIANI Fortunato ITA CSF 48
4 PEREZ CUAPIO Julio Alberto MEX CSF 20
5 BERTOLINI Alessandro ITA SDA 20
Maglia bianca a Riccò:
1 RICCO' Riccardo ITA SDV 89:58:46 0:00
2 VAN DEN BROECK Jurgen BEL SIL 90:03:19 4:33
3 NIBALI Vincenzo ITA LIQ 90:17:03 18:17
4 SORENSEN Chris DEN CSC 91:00:58 1:02:12
5 LLOYD Matthew AUS SIL 91:02:41 1:03:55
Maglia ciclamino, Bennati l'erede di Petacchi:
1 BENNATI Daniele ITA LIQ 189
2 SELLA Emanuele ITA CSF 138
3 RICCO' Riccardo ITA SDV 131
4 CAVENDISH Mark GBR THR 106
5 BETTINI Paolo ITA QST 106
MILANO, 2 giugno 2008 - Il marchio impresso sulla corsa da Alberto Contador lascia poco spazio alle discussioni. Lo spagnolo è stato il più forte, ha vissuto un solo, vero, momento difficile, sul passo Giau nella tappa con arrivo sulla Marmolada. Merita il voto più alto per il fatto di aver indossato la maglia rosa da vincitore del Tour de France in carica (come era riuscito a Indurain) e per aver dimostrato di poter gestire una corsa così aperta e combattuta dosando le energie giorno per giorno. E' cresciuto parallelamente alla difficoltà della partita, facendo intravvedere quello che sarà il ciclismo dei prossimi anni: Contador contro tutti. Ecco le nostre scelte per i "più" e i "meno" del Giro d'Italia. A voi la scelta per il sondaggio finale sulla corsa rosa.
I PIU' - Contador, come detto, merita la prima fila, ma l'ultimo ad arrendersi è stato Riccardo Riccò. Nella crono di Milano, su un terreno favorevole allo spagnolo, il modenese ha reagito malissimo quando ha capito che la sua prova non sarebbe servita a nulla per ribaltare le posizioni in classifica. L'ennesimo scatto d'orgoglio di questo 24enne che ha corso all'attacco dal secondo giorno (vittoria ad Agrigento) fino alla fine, accumulando un carico di sfortune che gli hanno negato di restare più a lungo in gioco, ma che gli serviranno come prezioso bagaglio d'esperienza quando tornerà al Giro, per vincerlo.
Difficile chiedere di più a Marzio Bruseghin. Domenica, subito dopo la premiazione, il veneto della Lampre ha detto: "Il Giro è meglio del Tour. E' combattutto e aperto fino alla fine, è più 'corsa'. E arrivare terzo per me è come mettersi in proprio dopo aver lavorato una vita per conto terzi". Il giusto premio per il gregario d'oro che da luglio tornerà a lavorare per Cunego in Francia. Da applausi. Come Paolo Bettini, cui è mancato solo un acuto per rendere indimenticabile il suo viaggio da Palermo a Milano.
Alla categoria "rivelazione dell'anno" va iscritto Emanuele Sella. Gli arrivi "mitici" del Giro sono stati quasi tutti del vicentino della Csf-Navigare, che senza la foratura di Pescocostanzo e le quattro cadute sarebbe stato da podio. Promossi a pieni voti anche Giovanni Visconti, otto giorni in maglia rosa, Franco Pellizotti, tagliato fuori dal podio per 2 secondi, e Mark Cavendish, l'unico che sembra poter competere con Bennati nel ruolo di velocista più forte al mondo.
I MENO - Rispetto alle previsioni Vincenzo Nibali ha reso meno del previsto. Il Giro del siciliano della Liquigas avrebbe conosciuto un altro epilogo se dopo la discesa del Vivione, nella tappa del Monte Pora, non si fosse staccato da Di Luca perdendo un'occasione d'oro.
Deludenti tutto sommato anche Davide Rebellin, a secco di vittorie fino al ritiro di Cittadella, e Gilberto Simoni, che sulle sue montagne non ha mai piazzato quella zampata che tutti, Contador per primo, si aspettavano o temevano. Dietro la lavagna anche il duo dell'Astana Klöden-Leipheimer, che alla vigilia era considerato anche più temibile di Contador.
A Erik Zabel e Danilo Di Luca vanno concesse delle attenuanti: il primo ha sostituito solo all'ultimo momento Alessandro Petacchi nella Milram; il secondo ha lottato come un leone, restando agganciato alla speranza di rientrare in gioco con il cuore più che con le gambe; l'abruzzese avrebbe meritato almeno una vittoria di tappa, anche perché l'unica azione degli uomini di classifica da ricordare in questo Giro è stata proprio la
sua progressione verso il Monte Pora. Ci riproverà il prossimo anno, nel Giro del Centenario.
Nella Foto sotto: Alberto Contador, 25 anni, dopo il Tour si aggiudica anche il Giro. Omega
Il Tas ferma Petacchi
Il Tribunale arbitrale dello sport ha squalificato per dodici mesi il velocista della Milram, trovato positivo al salbutamolo durante il Giro d'Italia dello scorso anno. Cancellate le vittorie al Giro 2007 e quelle dal 1 novembre a oggi
LOSANNA (Svizzera), 6 maggio 2008 - Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna ha squalificato per un anno Alessandro Petacchi, trovato positivo al salbutamolo durante il Giro d'Italia 2007. Il ricorso era stato presentato dalla Procura antidoping del Coni in opposizione al proscioglimento disposto dalla Federciclismo.
L'ASMA - Il caso nasce da un controllo antidoping effettuato il 23 maggio dopo la tappa di Pinerolo vinta proprio da Ale-jet. Nelle urine dello spezzino fu rilevato un livello di salbutamolo, sostanza presente nei farmaci contro l'asma, di 1320 nanogrammi/millilitro, superiore al limite consentito di 1000 nanogrammi per millilitro. Un dato giustificato da Petacchi con la necessità di ricorrere a uno spray anti-asma (il Ventolin). In seguito al deferimento, Petacchi fu costretto a saltare il Tour de France (al suo posto la Milram schierò Grivko al via da Londra), poi l'assoluzione della federazione e il pronunciamento della Commissione d'appello, che aveva confermato l'assoluzione dello spezzino dichiarandosi incompetente e rimandando la questione al Tas.
LE VITTORIE - Secondo la nota diffusa dal Tas, i ricorsi presentati dall'Agenzia mondiale antidoping (Wada) e dalla Procura antidoping del Coni sono stati "parzialmente accolti". "Di conseguenza il Tas ha stabilito che Alessandro Petacchi non è eleggibile per competere per un periodo di un anno, a cui vanno sottratti i due mesi già scontati". Il periodo decorre dal 1° novembre 2007 e scadrà il 31 agosto perché comprende i 60 giorni già scontati lo scorso anno dallo sprinter. Petacchi potrà conservare le vitorie dalla data dal controllo (eccetto quelle al Giro 2007 da cui viene ovviamente squalificato) fino al 31 ottobre e quindi resta vincitore di due tappe alla Vuelta e della Parigi-Tours. Saranno invece cancellate con restituzione dei premi incassati le vittorie dal 1 novembre, data di decorrenza della squalifica, e quindi il Gp Costa degli Etruschi, 3 tappe alla Ruta del Sol, 1 alla Valenciana, 1 alla Tirreno-Adriatico e 2 al Giro di Turchia. Ma a questo punto con la stagione compromessa, si pongono parecchi interrogativi sul futuro di Petacchi alla Milram e in generale sulla sua voglia di proseguire la carriera.
SCONFORTO - "È una decisione così assurda che stiamo valutando la possibilità di impugnarla davanti al Tribunale Federale Svizzero o alla Corte dei Diritti dell'uomo di Strasburgo - ha detto subito dopo il verdetto del Tas il legale del campione ligure, Maria Laura Guardamagna, all'Agenzia Radiofonica GRT -. Ho parlato con Chiara, sua moglie e la sua reazione è stata di sconforto e perplessità".
Nella foto sotto: Alessandro Petacchi, 34 anni, 8 vittorie nel 2008
Valverde sfreccia a Liegi, che beffa per Rebellin
Lo spagnolo, già vincitore della Doyenne nel 2006, ha preceduto allo sprint il 36enne capitano della Gerolsteiner e il lussemburghese Frank Schleck. Nono Bettini, decimo Nibali. Cunego, colpito da crampi, cede nel finale
LIEGI (Belgio), 27 aprile 2008 - Alejandro Valverde ha vinto la 94ª edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, la seconda della sua carriera. Lo spagnolo della Caisse d’Epargne, 28 anni compiuti venerdì, ha battuto Davide Rebellin e Frank Schleck "vendicando" il secondo posto del 2007 alle spalle di Di Luca. Nono Bettini, decimo Nibali, lontano dai primi Damiano Cunego.
SCHLECK ATTACK – Era scritto che l’azione decisiva maturasse sulla Côte de la Roche aux Faucons, dopo 241 chilometri di corsa e anche 5 ore sotto un sole cocente. Fothen, Rolland e Brutt restano in fuga per 220 chilometri. Poi sono Andy Schleck (Csc) e Stefan Schumacher (Gerolsteiner) ad affondare il colpo ai -20. Si muovono anche Valverde e Joaquim Rodriguez. Davide Rebellin c'è sempre, e controlla, chiude, rilancia, senza sbagliare una mossa. Dietro tutti sanno che è "il momento": Cunego ci prova, seguito da Cadel Evans e dal campione d’Austria Pfannenberger. Il veneto della Lampre non sta bene, ha i crampi e soffre il caldo, e anche se nel gruppetto c’è collaborazione il margine cresce mentre ai quattro di testa si aggiunge anche Frank Schleck.
REBELLIN QUASI PERFETTO – I fratelloni lussemburghesi della Csc fanno la corsa. Provano con una tattica a tenaglia. Andy scatta di nuovo ai -11. Poi, quando viene ripreso, ecco il contrattacco di Frank sull’ultima côte, quella del Saint-Nicolas. Restano in tre a giocarsi la regina del nord. Valverde sta a ruota del più grande degli Schleck e di Rebellin fino all’ultima curva, poi spara il suo attacco a 180 metri dall’arrivo e vince, sfogando una rabbia che covava da 12 mesi.
ITALIANI – Bene Bettini. Protagonista sulla Redoute e sempre tra i migliori. Bravo anche Nibali, che ha chiuso in crescendo e guarda al Giro come si fa davanti a un’occasione irripetibile. Qualche sorriso anche per Riccò, a 1’03” dal vincitore, Nocentini, Mazzanti e Pellizotti, tra i primi 30.
Nella foto sotto: Valverde, 27 anni, esulta davanti a Rebellin e Schleck. Ap
Basso torna con la Liquigas
Il varesino, squalificato per doping fino al 24 ottobre, ha firmato un contratto biennale per le stagioni 2009 e 2010. SI parla di un ingaggio totale di 1 milione di euro escluso gli incentivi
MILANO, 24 aprile 2008 - Ivan Basso, che il 24 ottobre smetterà di scontare la squalifica inflittagli nell'inchiesta legata all'Operacion Puerto, ha fermato un contratto biennale con la Liquigas per le stagioni 2009 e 2010. L'ingaggio previsto sarebbe di 500mila euro a stagione più gli incentivi. Contatti erano in corso con altre quattro squadre. Il 15 giugno dello scorso anno la commissione disciplinare della federciclismo aveva condannato Basso (dopo tre ore di camera di consiglio) al massimo della pena prevista per la "violazione della normativa antidoping per il fatto di essersi sottoposto a prelievi ematici senza alcuna finalità terapeutica e di aver autorizzato la conservazione per usi successivi". In quell'occasione erano stati riconosciuto al ciclista varesino i 7 mesi e 24 giorni di sospensione già scontati dal momento del suo coinvolgimento nell'Operacion Puerto. "So di aver sbagliato e voglio pagare per i miei errori - aveva detto Basso al termine dell'udienza -. Non ho mai chiesto sconti e sapevo che non era una situazione facile, ora accetto la decisione e penso solo ad allenarmi per le corse del '09. Non vedo l'ora di tornare a correre".
CASSANO MAGNAGO (VARESE), 25 aprile 2008 - L'incontro è all'ora di pranzo, ma guai a parlargli di mangiare qualcosa. Ivan Basso respinge gentilmente l'invito nella pizzeria sotto casa e rimanda la chiacchierata al caffè. La sua giornata da campione disoccupato, per una volta (una rara volta) cambia copione, e il varesino spezza l'allenamento tra mattina e pomeriggio per l'intervista, che ha in serbo una sorpresa: "Nelle prossime due stagioni (2009-2010) correrò con la Liquigas".
Perché questa scelta?
"Per tante ragioni. È una squadra italiana, ha grande credibilità, è sempre stata competitiva negli ultimi anni e mi offre un progetto molto ambizioso".
Ha avuto dei dubbi?
"Nessuno. Quando me l’ha detto, ho deciso in mezzo secondo. Se ti cerca una squadra come la Liquigas, non puoi dire di no. Sono sicuro che sia la scelta migliore per il mio rilancio".
Chi è oggi Basso uomo, padre e corridore?
"L’uomo e il padre sono la stessa cosa, perché vivo in funzione dei miei figli. Gioie e preoccupazioni dipendono da loro. Basso corridore è un atleta che sta scontando la sua pena, ma ogni mese ritrova sempre più morale. Finire nei guai e purgarli ti fa riflettere sulle cose veramente importanti della vita e diventare una persona migliore".
La Freccia è di Kirchen
Attacco irresistibile del lussemburghese a 100 metri dal traguardo posto sul Muro di Huy. Cadel Evans secondo, Damiano Cunego terzo. 6° Davide Rebellin
HUY (Belgio), 23 aprile 2008 - L'hanno già ribattezzato la Freccia Lussemburghese. Kim Kirchen, lussemburghese, ha vinto la Freccia Vallone. A 100 metri dall’arrivo, quando il Muro di Huy era stato ormai arrampicato, Kirchen è schizzato dalle ruote di Cadel Evans e Davide Rebellin, e ha conquistato una corsa dove sono successe le cose più impreviste ma dove la conclusione - una volata a 20 all’ora - è stata quella prevista.
BATTAGLIA - Passata dal sole alla pioggia, precipitata dalla primavera all’autunno, negli ultimi 30 km la Freccia Vallone si è trasformata in una battaglia campale. Prima l’attacco dell’ucraino-toscano Grivko, poi il contrattacco a tre dello svedese Larsson, del tedesco Wegmann e del russo Efimkin (Alexander), che a -6 dall’arrivo navigavano sotto l’acqua con 19" di vantaggio. Curva a gomito a sinistra, Larsson, alla ruota di Wegmann e davanti a Efimkin, frena, slitta e cade. Wegmann s’invola, Efimkin lo bracca, il gruppo (tirato dalla squadra di Cunego) li insegue. Il ricongiungimento avviene a due terzi del Muro: e da qui si pedala in apnea. Dopo la terribile S, Evans guida su Rebellin e Cunego. Ma schizza Kirchen, e vince di prepotenza.
TRIS - Ventinove anni, professionista dal 2001, cinque anni nella Fassa Bortolo di Ferretti (11 vittorie), due nella T-Mobile (2 vittorie), travolto ma illeso dallo tsunami-doping che ha colpito la squadra tedesca, Kirchen è stato assunto quest’anno dalla High Road (2 vittorie nei Paesi Baschi, la terza oggi). "Avevo le gambe buone e volevo attaccare, ma il mio direttore sportivo mi implorava di rimanere tranquillo. Sul Muro temevo di rimanere staccato da un momento all’altro. Invece rimanevo lì. Ai 300 metri mi sono detto: 'Andiamo'. Ed è andata bene".
DONNE: BENE LA BASTIANELLI - Secondo Evans, terzo Cunego, che ha avuto un momento di flessione (e forse ha commesso un’ingenuità quando ha affrontato il tornante dalla parte più stretta, quindi più dura), sesto l’eterno Rebellin. Fra le donne la Freccia è l’olandese Marianne Vos. Seconda, bravissima, la campionessa del mondo Marta Bastianelli. "Se avessi dato retta al mio istinto - ha confidato la romana - avrei fatto il Muro con il mio ritmo. Invece ho rispettato i consigli, e ho attaccato solo negli ultimi 300 metri. Ero in terza posizione. Ho rimontato, ma non abbastanza. Comunque sono contenta: è un piacere correre fra tanta gente. Quanto alla vittoria, sarà per il prossimo anno".
Nella foto sotto: Kim Kirchen ha vinto due tappe all'ultimo Giro dei Paesi Baschi oggi si è aggiudicato la classica belga. Bettini
Amstel: trionfa Cunego
Il veneto della Lampre, autore di uno sprint prepotente, vince la classica olandese precedendo nel finale il lussemburghese Schleck. "Ancora non ci credo, ora voglio la Liegi". Terzo Valverde, quarto Rebellin
VALKENBURG (Olanda), 20 aprile 2008 - C’è chi la chiama "la collina dell'onore". Perché lì, su quei 140 metri che fanno del Cauberg un punto alto dei Paesi Bassi, vince solo il migliore. E il migliore è stato Damiano Cunego. Dei nove che hanno affrontato insieme l’ultimo chilometro con una pendenza di oltre il 10 per cento, il veronese era l'unico ad andare a doppia velocità. Prima si è incollato alla ruota dello spagnolo Joaquin Rodriguez, poi si è appiccicato a quella del lussemburghese Frank Schleck, infine l'ha saltato con la facilità di uno che viaggia su una moto e non su una bici. E così la sua prima volta nell’Amstel Gold Race, la classica olandese del calendario internazionale, è diventata trionfale.
DAMIANO CON REBELLIN - L'Amstel è una sequenza di 31 strappi disseminati in 257 km. Ma è anche un labirinto di stradine di campagna, curve a gomito, spartitraffico, piste ciclabili, corsie preferenziali, marciapiedi, rotonde, dove sembra valere tutto: salire, scendere, tagliare. La più lunga e tormentata gimkana al mondo. E quando alla maggioranza dei corridori si spengono le luci, lì comincia la vera corsa. Dei novi sopravvissuti, due italiani: oltre a Cunego, l'eterno Davide Rebellin. Pur ingolfato da una faticosa digestione, Rebellin si è dimostrato campione di resistenza: e in cima al Cauberg è passato quarto. Bene anche Alessandro Ballan e tutti i gregari della Lampre, che hanno coperto, aiutato, alleviato Cunego finché sorretti dalle energie. E coraggioso un tentativo di Dario Cataldo, allo scoperto, da solo, quando al traguardo mancavano 23 km.
OBIETTIVO LIEGI - Cunego giura di essere sorpreso di questa vittoria: "Avevo in testa, e nel cuore, la Liegi-Bastogne-Liegi. Così pensavo di interpretare l'Amstel come una prova generale per verificare la mia condizione. Ma nel finale ho giocato le mie carte". Vincenti. "A pochi chilometri dall'arrivo, quando gli altri hanno cominciato a scattare, mi sono detto che non potevo andare a chiudere sempre io. Mi sarei sfinito. Ho rischiato, mi è andata bene". E adesso? "Stasera vado a letto felice e contento. E domani si ricomincia. Questa è una settimana importante. Domenica ci sarà la Liegi. Nonostante questa vittoria, la Liegi continua a essere la corsa che sento di più".
Ordine d'arrivo
1. Damiano Cunego (Lampre) 257,4 km in 6h35'43
2. Frank Schleck (Csc) s.t.
3. Alejandro Valverde (Caisse d'Epargne) a 3"
4. Davide Rebellin (Gerolsteiner) a 6"
5. Thomas Dekker (Rabobank) s.t.
6. Christian Pfannberger (Barloworld)
7. Sergei Ivanov (Astana)
8. Joaquin Rodriguez (Caisse d'Epargne)
9. Karsten Kroon (Csc)
10. Jerome Pineau (Bouygues)
Nella foto sotto: Damiano Cunego è nato il 19 settembre 1981. Bettini
Roubaix, bis di Boonen
Il belga della Quick Step bissa il successo del 2005 bruciando allo sprint nel velodromo Cancellara e Ballan. Decisiva l'azione dei tre giunti sul traguardo con 3' sugli inseguitori. Bene anche Baldato, all'ultima partecipazione
ROUBAIX (Francia), 13 aprile 2008 - La più bella Parigi-Roubaix degli ultimi anni, con un podio daveri intenditori del pavé: primo il belga Tom Boonen, secondo lo svizzero Fabian Cancellara, terzo il nostro Alessandro Ballan. La Regina delle classiche è stata entusiasmante come poche altre volte, perché in prima fila ci sono stati i big, non comparse o atleti di secondo piano. Il duello tra i grandi: ecco quello che la gente vuole vedere.
TOM TOM - Tom Boonen aveva già conquistato la Roubaix nel 2005, Cancellara si era imposto due anni fa, quando Ballan fu terzo. Si sono giocati la vittoria nel velodromo della città francese, una pista in cemento di 500 metri dopo 52,8 chilometri massacranti di pavé. Si sapeva che Boonen era il più forte, e infatti a metà dell’ultima curva, ai 180 metri, ha passato all’esterno i due rivali e sul traguardo ha sfogato con un urlo bestiale la rabbia accumulata da oltre un anno. Lui, 27 anni, fiammingo di Mol, nato sulle pietre e già trionfatore in due Giri delle Fiandre, non conquistava una grande classica dal Fiandre 2006; sul pavè, l’ultimo successo era stato il Gp Harelbeke 2007. "Ero sicuro di aver vinto ma ho voluto pedalare sino all’ultimo proprio perché non facevo uno sprint vero da tanto tempo. La pressione su di me era tanta, non è facile correre così", ha detto Boonen, l’idolo di una nazione. La sua Quick Step ha fatto doppietta, dopo il successo di Devolder domenica scorsa nel Fiandre.
BALLAN E BALDATO - Alessandro Ballan è stato superbo, e ha avuto uno scudiero eccezionale in Fabio Baldato, 39 anni, alla 14ª e ultima Roubaix, decimo al traguardo. Ballan ha risparmiato energie sino al momento cruciale, a 53 chilometri dall’arrivo. Si era sull’11° dei 28 settori di pavé, il tratto di 1200 metri da Auchy lez Orchies a Berseé. L’accelerazione del belga Van Summeren, gregario di Hoste, spezza il gruppo dei 34 al comando. Restano in 8, tra loro Boonen, Cancellara, Ballan, Hoste, O’Grady, Maaskant. Poco dopo, a 35 km dall’arrivo, in un tratto in asfalto all’uscita dall’8° settore di pavé, è Cancellara a fare un’accelerazione pazzesca. Gli rispondono prima Boonen e poi Ballan. E’ fatta. In pochi chilometri, il terzetto ha più di 1’ di vantaggio. Sul Carrefour de l’Arbre, a 16 km dal traguardo, sul pavé più micidiale della Roubaix e con 30 mila persone a bordo strada da giorni, Cancellara ci prova un paio di volte; anche Ballan abbozza un attacco, ma Boonen, per come reagisce, si dimostra il più forte. Ma lealmente, pur sapendo di essere battuti, Ballan e Cancellara collaborano con il belga sino al velodromo.
BILANCIO - "Rifarei tutto, anche se forse mi sarei potuto giocar meglio la volata del secondo posto - spiega Ballan, 28 anni, quarto al Fiandre -. Un podio alle spalle di due campioni del mondo (Boonen su strada nel 2005, Cancellara a cronometro nel 2006 e 2007, ndr), per giunta già vincitori della Roubaix, è un grande risultato. Ho dimostrato che il piazzamento di due anni fa era meritato: so di poter vincere un giorno questa grande classica che ho nel cuore". Sfortunato invece Filippo Pozzato, caduto con lo spagnolo Flecha due chilometri prima della Foresta di Arenberg, a 99 km dall’arrivo: il icentino ha battuto il fianco destro e il ginocchio sinistro, ha lottato per rientrare sui primi, ci è riuscito, ma si è staccato quando è cominciata la lotta. Ha chiuso a oltre 15’.
Sotto nella foto: L'ex iridato Tom Boonen, 2 successi nella Roubaix. Afp
Devolder si prende il Fiandre
Il campione belga della Quick Step beffa il gruppo e si aggiudica in solitaria il Giro delle Fiandre. Quarto Ballan, vincitore nel 2007, sesto Pozzato
MEERBEKE (Belgio) - I grandi si guardano e nel finale hanno le gambe in riserva. Così il 92° Giro della Fiandre premia il belga Stijn Devolder, 28 anni, campione nazionale, che vince con un attacco sull’Eikenmolen, il 15° Muro, a 25 chilometri dall’arrivo. Sul traguardo di Meerbeke ha preceduto di 15" il connazionale Nick Nuyens e lo spagnolo Juan Antonio Flecha; quarto, a 21", Alessandro Ballan, che ha battuto Hincapie e Pozzato.
TALENTO - Devolder, che corre nella Quick Step di Tom Boonen, non è un gregario qualsiasi. Anzi, viene considerato uno dei migliori giovani della sua generazione. Professionista dal 2002, è cresciuto nella Us Postal di Lance Armstrong, che poi l’ha voluto anche alla Discovery Channel. Fortissimo a cronometro e nelle brevi gare a tappe, ha indossato la maglia di leader della Vuelta nel 2007. Da questa stagione è nella corazzata belga. Anche se non avesse vinto, Devolder al Fiandre è stato il più forte: capace di proporre almeno quattro attacchi di gran qualità, per scardinare la corsa a vantaggio del suo capitano Boonen. Il primo sul Koppenberg (7° Muro, km 195), quando ha consentito a Boonen di accelerare e intimorire tutti; poi sul Leberg (11° Muro, km 216), sul Valkenberg (km 13, km 227) quando era in fuga con Ballan, e infine sull’Eikenmolen. Doveva essere un’azione per favorire Boonen, in realtà Devolder è andato così forte che dietro nessuno ha cercato veramente di inseguirlo. Anche perché Boonen, per quanto aveva dimostrato, faceva paura in volata. "E’ un sogno vincere questa gara con la maglia di campione nazionale", ha detto commosso Devolder.
ITALIANI - Alessandro Ballan, primo nel 2007, ha onorato il numero uno. Ha subìto una caduta dopo una settantina di chilometri (coinvolto anche Enrico Franzoi: ha battuto il ginocchio, ma nessuna frattura), si è rialzato e a 41 km dalla conclusione, dopo un bel testa a testa con Boonen sul Berendries, ha tirato fuori la fuga con Devolder, Hincapie, Kroon e Langeveld. Hanno avuto fino a 26" ai meno 30 km, quando la Liquigas di Pozzato ha tirato alla morte per chiudere. "Ci ho provato, se Devolder avesse collaborato si sarebbe potuti arrivare. E in quell’azione ho sprecato un po’ troppo. A quel punto ho cercato il piazzamento: e fare quarto, battendo Pozzato e Boonen in volata, vuol dire che c’ero". Sul Grammont il primo a scattare è stato lo spagnolo Flecha, imitato poi da Nuyens. Ma Devolder è passato in cima con 16" di vantaggio, e li ha gestiti agevolmente nel finale. Deluso Filippo Pozzato: "Abbiamo corso benissimo come squadra, ma mi sono mancate le gambe, non cerco scuse". La campagna del pavé prosegue mercoledì con la Gand-Wevelgem e domenica con la Parigi-Roubaix. In gara sia Ballan sia Pozzato.
Sotto nella foto: Stijn Devolder, 28 anni, alza le braccia al cielo all'arrivo solitario del Fiandre. Reuters
Cancellara a vele spiegate
La Sanremo dopo la Tirreno
Lo svizzero della Csc, vincitore della Tirreno-Adriatico, beffa tutti a due chilometri dal traguardo e si aggiudica anche la 99ª edizione della Classicissima di Primavera. Vanificato un attacco di Bettini sulla Cipressa
SANREMO , 22 marzo 2008 - Fabian Cancellara ha vinto la Milano-Sanremo. A modo suo, come aveva fatto nel 2006 alla Parigi-Roubaix. Un attacco in contropiede, a meno di 2 chilometri dal traguardo, impossibile da parare per il gruppo dei migliori, guidato da Pozzato (secondo) e Gilbert (terzo). Niente da fare per Freire e Petacchi, i grandi favoriti della vigilia, "giustiziati" ben prima del Lungomare Calvino.
VIA IN QUATTRO - Prima c'era stata una fuga di 254 chilometri, iniziata al km 23. Sono in quattro: gli italiani Savini (Csf) e D'Andrea (Miche), il lettone Belohvoscics (Saunier) e l'americano Frishkorn (Slipstream). Attacco coraggioso, che porta a un vantaggio massimo (16'08") alla scadenza delle prime due ore di corsa, filate a ritmo sostenuto (rispettivamente a 45,100 e 43,000).
SUBITO ALL'ATTACCO - La salita più temuta, quella de Le Manie, incide pesantemente sul destino della Sanremo. Alle prime rampe il gruppo ha già abbattuto metà del distacco. A tirare non ci sono solo i Rabobank di Freire e i Milram di Petacchi ma anche i Lampre di Ballan, che sganciano Bruseghin. Il primo dei quattro fuggitivi a saltare è D'Andrea. Dietro, i "Barloworld" Soler e Gasparotto fanno selezione. Si staccano un po' a sorpresa tanti big, da Chavanel a Steegmans, da Napolitano a McEwen. Così, alla fine della salita (pendenza media 6,7%) il terzetto formato da Savini, Belohvoscics e Frishkorn ha meno di 5 minuti. Ma i fuochi d'artificio proseguono anche in discesa, perché tutti sanno che arrivare in volata sarebbe un suicidio. Così perdono contatto Zabel e Petacchi, costretti a spendere parecchie energie per rientrare.
BETTINI BOOM - Ai 75 dall'arrivo i migliori sono tutti insieme, lanciati all'inseguimento dei tre di testa, che scollinano su Capo Mele con poco meno di 4 minuti. Quando comincia la bagarre per prendere la Cipressa davanti, il destino della fuga è segnato. Il primo ad approfittare del ricongiungimento è Paolo Bettini, che attacca le rampe di costa Rainera a tutta. Alla sua ruota lo svedese Lovkvist (High Road), terzo alla Tirreno, e poco dopo Rebellin (Gerolsteiner) con Axelsson (Diquigiovanni). Mancano meno di 30 chilometri all'arrivo. Sembra la fuga buona, soprattutto quando si aggiunge Paolo Savoldelli (Lpr), il falco che ci vuole per attaccare in discesa. Non a caso il vantaggio tocca i 30", ma è troppo presto per sperare e ai piedi del Poggio è già finita.
BERTO - Il grosso del lavoro lo fanno i Csc di Cancellara, ma l'uomo che rompe gli equilibri è Alessandro Bertolini. Il trentino dà uno strappo deciso a 9 km dall'arrivo. Poi si muovono Popovych, Gasparotto e ancora Rebellin, impagabile. Gilbert e Cancellara sono i primi a scendere dal Poggio e nel gruppetto di 12 uomini in testa alla corsa c'è anche Freire.
SCATTO - Poi succede quello che chi ha corso la Tirreno-Adriatico temeva. A due chilometri lo svizzero di origini italiane affonda il colpo. "Bjarne mi ha urlato alla radio di andare a tutta, ma l'ha fatto così forte che ho dovuto staccarlo", dirà dopo l'arrivo il vincitore, partito in contropiede sullo spagnolo Landaluze. Nessuno gli sta dietro. Pozzato e Gilbert provano a recuperare ma è tutto inutile. Lo sguardo rassegnato di Ballan ai 500 metri è il segnale della resa. Vince Cancellara, che infila la Classicissima nella sua collezione che raccoglie anche Tirreno ed Eroica nei primi tre mesi del 2008. Il suo anno d'oro non è ancora finito.
Sotto nella foto: Fabian Cancellara, 27 anni, al quinto centro stagionale. Ap
Laigueglia parla comasco, vittoria di Paolini
Il comasco dell'Acqua&Sapone-Mokambo ha battuto allo sprint il veronese Daniele Pietropolli (Lpr) e l’argentino Maximilian Richeze (Csf Group-Navigare). Il vincitore: "Continuo il mio lavoro al massimo"
LAIGUEGLIA (Savona), 23 febbraio 2008 - Luca Paolini ha vinto la 45esima edizione del Trofeo Laigueglia. Il comasco dell’Acqua&Sapone-Mokambo, 31 anni, ha battuto allo sprint il veronese Daniele Pietropolli (Lpr) e l’argentino Maximilian Richeze (Csf Group-Navigare). Quarto Gasparotto, settimo Pozzato, ottavo Bertolini. Paolini succede nell’albo d’oro al russo Ignatiev: per il bronzo iridato di Verona 2004 si tratta del 15° successo in carriera.LA CRONACA - Primo scatto vero dopo 49 km, dopo il 1° dei due transiti sul Passo del Ginestro: ci prova il francese Le Boulanger (Francaise des Jeux). Su di lui li riporta dopo 10 km il lituano Kairelis (Flaminia), già allo scoperto a Donoratico e al Provincia di Reggio Calabria. La coppia arriva ad avere 9’35" di margine e scollina al comando anche il Passo del Balestrino, quando al traguardo di Laigueglia mancano 32 km. Ma il gruppo, tirato da Lpr, Lampre e Liquigas, rinviene e torna compatto a 10 km dalla fine. I tentativi di Possoni prima e Nardello poi non servono ad evitare lo sprint: Di Luca (un buon rodaggio per lui, come per Cunego e Ballan che da martedì saranno alla Valenciana) lancia Pietropolli ai 500 metri, ma il colpo vincente lo piazza Paolini, anche se a stabilire l’ordine d’arrivo serve il fotofinish.LA POLEMICA - Non vinceva dalla prima tappa della tre giorni di La Panne 2007, Luca Paolini: era il 3 aprile. Ma per il comasco, terzo in carriera sia alla Sanremo (2003 e 2006) che al Fiandre (2007), i guai sono cominciati nel settembre 2006, alla vigilia del Mondiale di Salisburgo che poi corse. La Procura di Bergamo lo aveva indagato e aveva disposto una perquisizione - che ebbe esito negativo - a casa sua nell’ambito dell’Operazione Athena sul traffico di doping nelle palestre. "Da quel momento le cose sono ferme e non ho avuto più comunicazioni in merito", ha ribadito anche ieri Paolini che da quest’anno, dopo due stagioni in Liquigas, è compagno di squadra di Garzelli all’Acqua&Sapone di Palmiro Masciarelli.RABBIA - Proprio uno dei team che non è stato invitato alla Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Giro d’Italia. "Se c’è rabbia dentro di me? Basta guardare il mio viso - ha spiegato Paolini - è un momento difficile, ed è difficile pure fare il proprio mestiere quando arrivano queste esclusioni senza una ragione. Comunque la squadra ha reagito, e questa vittoria è per tutti noi. Quello che posso fare è continuare a svolgere la mia professione al massimo, e basta. Cambiare squadra per poter partecipare a quelle corse? E’ un’ipotesi che non prendo in considerazione".
Sotto nella foto: La volata vincente di Luca Paolini, 31 anni. Ansa
Petacchi in forma Sanremo, Cipollini spettacolo, Bettini indomabile.
Il velocista spezzino vince la sua 3 tappa all Ruta del Sol, confermandosi come il favorito n°1 per la vittoria sul traguardo di Sanremo, Cipollini in America fa vedere che sa ancora come si fa una volata, finendo terzo soltanto dietro a Boonen e Haussler. Bettini invece, anche se ancora non in condizione, lotta come un leone anche per una tappa del California.
21 febbraio 2008 – PETACCHI - Non lo ferma più nessuno. Alessandro Petacchi ha vinto anche la 5ª tappa della Ruta del Sol, 155,2 km da Antequera a Cordoba, ed è il terzo successo di fila per Ale-jet. La corsa è stata vinta dallo spagnolo Pablo Lastras (Caisse d'Epargne), mentre il velocista della Milram, alla 146ª affermazione in carriera, nell'ultima frazione si è imposto allo sprint sul francese Denis Flahaut (Saunier Duval-Scott) e sul tedesco Sebastian Siedler (Skil-Shimano). Quarto Giovanni Visconti (Quick Step). In classifica generale, Lastras ha chiuso con 48" sul francese Clement Lhotellerie (Skil-Shimano) e 1'32" sull'australiano Cadel Evans (Silence-Lotto). Migliore degli italiani Dario Cioni (Silence-Lotto), 15° a 5'17", mentre Petacchi, che ha vinto la classifica a punti, è 44° a 20'19".
DAL GIRO DI CALIFORNIA:
CIPOLLINI, CHE SPETTACOLO - Domenica aveva ben impressionato nel prologo: 44° a 17" da Cancellara; lunedì ha fallito l’appuntamento con lo sprint, staccandosi sull’ultima salita verso Santa Rosa; infine ieri notte ha disputato la prima volata, lasciando a bocca aperta. Nel circuito finale, in mezzo alla bagarre, ha dato spettacolo. Sfoderando tutta la sua esperienza per evitare i pericoli. "Non so a quale vittoria poter paragonare questo risultato - ha detto Cipollini, che compirà 41 anni il 22 marzo, giorno della Milano-Sanremo da lui vinta nel 2002 -. Credo che nessuno nella storia abbia mai fatto una cosa del genere. Sono tornato dopo il ritiro, con una gamba e mezza (per l’incidente sugli sci del 2005; ndr) e mi trovo ancora a lottare contro coriddori che potrebbero essere i miei figli. Era una sfida personale che ho vinto".
BETTINI - Nel suo carattere di attaccante non c’è posto per le mezze misure: tutto o niente. E di solito Paolo Bettini sceglie la prima strada. Non importa che la stagione sia all’inizio, a metà o alla fine. Neppure che si corra il Giro della California o il Giro d’Italia. Per il Grillo, amatissimo anche in America, certi giorni è lo stesso. La terza tappa, con arrivo a San José, in mezzo alla Silicon Valley dove nascono le meraviglie di Internet, è stata uno di quelli. Anche se poi il due volte iridato è andato in crisi di fame sull’ultima salita di Sierra Road, sprofondando a 19’49". Fin lì, però, il toscano della Quick Step era rimasto agganciato agli uomini di classifica, rientrando in discesa dal terribile Monte Hamilton, per cercare di giocarsi la vittoria.
Sotto nella foto: Alessandro Petacchi, questo è il suo 146° centro in carriera.
Cipollini, che rientro. L'America si esalta
Il velocista nella notte è tornato alle corse al Giro di California. Nel prologo, vinto da Cancellara, si è piazzato 44°, spinto dall'entusiasmo della gente. SuperMario: "Mi sono emozionato. Sulla pedana di partenza, ho pensato: "Strana la vita. Mai dire mai". Oggi tappa per velocisti
PALO ALTO (Stati Uniti), 18 febbraio 2008 — Quando lo speaker ha gridato il nome "Mario Cipollini", si è sentito un boato. Re Leone è scattato dal blocco di partenza e ha divorato in 4’08" i 3,3 chilometri del prologo di Palo Alto del Giro della California, la gara del rientro a tre anni dal ritiro. Il suo grande "comeback", il rientro clamoroso del più grande velocista di sempre, è stato accompagnato dall’applauso di migliaia di persone, lungo il percorso fino all’Università di Stanford. È stato il ritorno sulla scena di uno dei personaggi più popolari del ciclismo moderno.
BUON RITORNO - Quello che ha rivoluzionato l’immagine dello sport a pedali e che oggi riparte come testimonial, corridore e manager in pectore di una piccola squadra americana, la Rock Racing, legata al marchio di moda emergente dell’imprenditore Mike Ball. L’avventura è cominciata nel modo migliore. Cipollini ha chiuso 44° a 17" dal vincitore Fabian Cancellara, due volte iridato della cronometro. E il risultato non rende l’idea di come Re Leone e la sua squadra abbiamo monopolizzato la vigilia della corsa, rubando spazio perfino a Bettini, Boonen e Freire.
EMOZIONATO - "Ho provato un’emozione incredibile — ha raccontato Cipollini, che compirà 41 anni il 22 marzo, giorno della Milano-Sanremo —. Correre in America ed essere acclamato come una volta da tutta questa gente è stato gratificante. Sulla pedana di partenza, ho pensato: "È proprio strana la vita. Mai dire mai". Più che la velleità del risultato, in me c’è la voglia di riassaporare queste sensazioni. Mi sono divertito".
PROVA DEL FUOCO - Oggi ci sarà la prova del fuoco. Re Leone torna a fare una volata a tre anni dall’ultima vittoria: Giro di Lucca 2005. Avrà come apripista il campione americano Fred Rodriguez. Lo aspettano tutti al varco, da Boonen al giovane e arrembante Cavendish. "Sarà un giorno particolare. In una crono non hai modo di entrare nell’atmosfera vera della corsa. Ma in volata sarà tutto diverso. Non penso di sfidare i velocisti più giovani, ma solo di misurarmi con me stesso e dare il massimo. Poi vedremo quello che succederà. Questo ritorno è il primo passo per costruire in futuro la mia squadra".
Sotto nella foto: Mario Cipollini dopo l'arrivo del prologo in California.
Il Tour non vuole l'Astana, Contador in lacrime
Il direttore della Grande Boucle: "Troppi scandali negli ultimi due anni, non possiamo chiudere gli occhi". McQuaid (Uci) attacca: "Incomprensibile". Lo spagnolo: "Era la gara dei miei sogni"
PARIGI, 13 febbraio 2008 - Alberto Contador non riesce a crederci. Quella maglia gialla conquistata a luglio a Parigi non potrà difenderla. "È un giorno molto triste per me, e nerissimo per il ciclismo. Non pensavo che ci avrebbero tolto la possibilità di correre il Tour, la gara dei miei sogni". Lo spagnolo ha le lacrime agli occhi mentre commenta la decisione degli organizzatori francesi di non invitare la sua squadra, l'Astana, all'edizione 2008 della più celebre corsa a tappe. "Il Tour è la mia gara - aggiunge Contador - eppure non potrò parteciparvi. E pensare che ieri mi ero allenato al velodromo di Palma di Maiorca proprio per migliorare le mie performance in vista delle cronometro del Tour. Ora guarderemo il calendario e cercheremo di capire dove potremo andare, anche se in questo momento non riesco a pensare a un'alternativa. Temo che altri sponsor possano lasciare il ciclismo, anche a causa di ciò che è accaduto oggi".
NIENTE LIEGI - Nonostante le lacrime di Contador, gli organizzatori non faranno marcia indietro. "Visti i danni causati negli ultimi due anni da questo team al Tour de France e al ciclismo in generale - sottolinea il direttore di corsa Christian Prudhomme - non potevamo permetterci di avere la memoria corta. Abbiamo sbagliato quando abbiamo ammesso questa squadra che aveva quasi metà dei suoi corridori coinvolti nell'operazione Puerto". Gli scandali dell'anno scorso, con Vinoukorov e Kashechkin "positivi" durante la corsa, hanno lasciato il segno: Contador (che l'anno scorso era alla Discovery Channel), Kloden, Leipheimer e soci pagano gli scandali a ripetizione, e a base di doping, in cui l'Astana è rimasta coinvolta negli ultimi due anni, anche se loro non c'erano. La decisione toglie all'Astana la possibilità di competere nelle altre gare "targate Aso", ovvero Parigi-Nizza, Freccia-Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, senza dimenticare che anche gli organizzatori del Giro avevano già detto no alla squadra.
SCANDALI - La decisione era stata annunciata da un portavoce della società organizzatrice del Tour: "Non c'è nessuna possibilita che l'Astana partecipi al Tour de France", aveva detto Matthieu Despalts. Una mossa che era nell'aria ma che ha fatto parecchio rumore. Contador è quello che paga il prezzo più alto. Uscito al momento indenne dai sospetti che si erano addensati su di lui durante le indagini seguite all'Operacion Puerto, lo spagnolo aveva dato anche la sua disponibilità a rispondere alla chiamata della Procura antidoping del Coni pur di avere tutte le carte in regola (una tappa del Tour arriverà infatti in Italia). Per la seconda volta in due anni quindi, non sarà al via il vincitore del Tour de France: nel 2007 era toccato a Floyd Landis (positivo al testosterone nel 2006).
L'UCI - "Questa decisione non mi sorprende, ma evidentemente non posso accettarla perché non la capisco". Così Pat McQuaid, presidente dell'Unione ciclistica internazionale, ha risposto all'esclusione dell'Astana e di Alberto Contador. "Non condivido i motivi che hanno spinto l'Aso a escludere una squadra che ha fatto di tutto per allontanarsi da un passato movimentato. Questa squadra ha ricevuto una licenza - ha concluso il dirigente irlandese -. Questo significa che ha soddisfatto i criteri richiesti da un punto di vista sportivo, etico e finanziario". Lo scontro tra federazione e grandi giri insomma, è tutt'altro che finito.
Sotto nella foto: Alberto Contador, 25 anni, 9 vittorie nel 2007
"Varese, circuito per duri"
Il c.t. del Belgio, Carlo Bomans, giudica il tracciato: "E' molto nervoso, più impegnativo di quello di Stoccarda. Non sarà facile impostare la corsa"
VARESE, 8 febbraio 2008 - "Il circuito iridato 2008 è molto nervoso, sebbene nel complesso possa rivelarsi meno impegnativo di quello di Stoccarda del settembre scorso": il selezionatore della nazionale belga Carlo Bomans ha tratto queste indicazioni al termine di un sopralluogo a Varese. "Il tracciato presenta ininterrottamente curve, salite e discese: non sarà facile interpretare tatticamente la corsa", ha aggiunto il tecnico, intenzionato a ripetere il successo di Madrid di tre anni fa con il suo leader Tom Boonen che, per giocarsi al meglio le chances iridate alla fine del prossimo settembre, ha rinunciato al prestigioso obiettivo delle Olimpiadi estive di Pechino.
"Avrò il tempo di analizzare meglio le salite di via Montello e dei Ronchi, decisamente diverse tra loro. Dopo l'ultima ascesa si affronterà il lungo falsopiano che immette all'ippodromo Le Bettole, sede di arrivo: l'ingresso nell'impianto ippico è stretto e potrebbe rivelarsi pericoloso", ha concluso Bomans, ex-corridore al fianco del coordinatore tecnico azzurro Franco Ballerini in maglia Mapei.
Sotto nella foto: Carlo Bomans, commissario tecnico della nazionale belga
Basso: "Niente sconti, tornerò a testa alta"
Il vincitore del Giro 2006 è squalificato fino al 24 ottobre: "E' giusto che tenga le orecchie basse e paghi. Mi alleno come se dovessi correre, entro un mese la squadra con la quale rientrerò nel 2009. Intanto faccio da garante e testimonial solidale per Intervita"
RAS AL KHAIMAH (Emirati Arabi Uniti), 7 febbraio 2008 - "Sono felice perché ho ricominciato a pedalare con cuore, cervello e gambe collegate. Prima mi capitava di uscire e dopo 70-80 chilometri "svegliarmi" e chiedermi dov'ero. Non potevo continuare così. Poi sono riuscito a chiudere la mia faccenda in un cassetto sigillato e ricominciare una nuova vita". Chi parla è Ivan Basso, la sua "faccenda" è la squalifica per il coinvolgimento nell'Operacion Puerto che gli vieta fino al 24 ottobre di attaccarsi un numero sulla schiena e correre. L'ultima volta fu il primo aprile 2007, alla Vuelta Castilla y Leon. Ma il 3 febbraio, seppure per gioco, quel rito Ivan lo ha celebrato di nuovo. L'occasione è stata la Granfondo del Deserto, gara non ufficiale, a Ras al Khaimah, uno dei sette emirati arabi.
Basso, come giudica questa esperienza in mezzo ai cicloamatori?
"Molto, molto bella. Il primo giorno gli altri ciclisti avevano un po' di timore ad avvicinarmi, poi hanno rotto il ghiaccio e mi hanno tempestato di domande. C'è gente che è arrivata a fare 200 chilometri al giorno per stare con me. Mi hanno fatto sentire il loro affetto".
Come vive lontano dall’attività agonistica?
"Mi alleno parecchio, come se dovessi correre. Credo sia fondamentale mantenere riferimenti precisi e ogni tanto risentire le sensazioni di quando ero in attività. Mi metto alla prova su Cuvignone e Campo dei Fiori, dove ho riferimenti cronometrati degli ultimi 4-5 anni. Ho ricominciato a seguire un piano d'allenamento e in due periodi, che coincidono con Giro e Tour, cercherò un picco di forma. Ma la cosa più importante è che pedali di nuovo con testa, cuore e gambe collegate".
Perché gli appassionati dovrebbero tifare di nuovo per lei?
«Non posso e non voglio pretendere che i tifosi siano dalla mia parte. Il messaggio lo recepisco io da loro. La gente è giusto che mi aspetti al varco e che mi chieda di dimostrare cosa so fare. Però dentro di me sento che tornerò più forte di prima. Aspettatemi e se in salita prenderò dei minuti mi criticherete».
Quale ciclismo stiamo vivendo?
"Sono la persona meno indicata per parlare. Quindi su questo è meglio che stia zitto e lavori. Prima devo pagare la mia pena".
Senza richiesta di sconti o amnistie?
"Assolutamente senza. Mi hanno squalificato per un motivo, non gratis. E' giusto che tenga le orecchie basse e che paghi. Poi, però, andrò di nuovo a testa alta".
In un mondo omertoso lei trovò il coraggio di confessare la sua colpa. Che cosa la spinse a farlo?
"Mia figlia Domitilla (5 anni, ndr.). Un giorno eravamo in macchina, lei seduta dietro. Mi parlava e mi guardava attraverso lo specchietto. Prima mi chiese: "Papà cos'hai? Perché non mi ascolti? Perché non mi sorridi?". No, niente. Poi "Papà, basta con l'Operacion Puerto. Che ti diano la squalifica e che ti lascino in pace". Mi si è ghiacciato il sangue. Ho capito che stavo intaccando il suo stato d'animo. Non potevo permettermelo".
Mai provata vergogna per quello che ha fatto?
"Vergogna, no. Preoccupazione tanta per la mia famiglia. Nessuno sapeva nulla, neppure mia moglie. Fu un momento tremendo anche per lei e per il nostro matrimonio. Una delusione forte. Ma ha saputo perdonarmi. Ora mi rincuora e mi dice che sono sempre stato forte e tornerò più forte di prima".
La sua squalifica scade il 24 ottobre. C'è tempo per alcune gare fuori Europa.
"No, escluso. Torno corridore nel 2009. Lo scoglio più duro sarà superare il Giro di quest'anno, mi manca, poi percorso in discesa sino alla liberazione".
Ha già scelto la prossima squadra?
"Giovanni Lombardi (il manager, ndr.) sta facendo un grande lavoro, poi la scelta sarà mia. Entro marzo probabilmente decido. Ho già un'idea anche di alcuni corridori che mi piacerebbe avere vicino. Sarà una squadra italiana e molto ben organizzata. Forte e con voglia di vincere. Come me". La Barloworld di Claudio Corti, sponsor sudafricano ma base e struttura in Italia, è favorita netta.
Lei si allena con una bici senza scritte e con la maglia Intervita.
"Chi mi ha fornito la bici ha preferito restare anonimo. La sua è una scelta di amicizia e non pubblicitaria. Intervita si occupa di adozioni a distanza, l'ho conosciuta nel 2001 grazie a mia moglie. Da allora ho iniziato ad aiutare bambini in India. Per ora sono una decina. Quest'anno mi hanno chiesto di fare da testimonial. Entro fine anno spero di arrivare ad aiutare un centinaio di bimbi. Il ricavato di tutte le manifestazioni dove sarò presente quest'anno andrà totalmente a loro. Qui, grazie all'organizzazione di Xevents, contiamo di ottenere fondi per altre 3-4 adozioni. A fine febbraio sarò in India per controllare come vengono spesi i soldi. Voglio essere garante, non solo testimonial".
Sotto nella foto: Ivan Basso ha vinto il Giro 2006. Eccolo negli Emirati.
Greipel è un gigante, l'Australia lo incorona
Il tedesco, ribattezzato Andre the Giant, coglie il quinto successo in sette giorni al Tour Down Under e conquista la classifica generale davanti al controverso allan Davis. Elia Rigotto espulso dalla corsa per una testata in volata
ADELAIDE (Australia), 28 gennaio 2008 - Fare meglio di così sarebbe stato (quasi) impossibile. Andrè Greipel ha vinto infatti anche l’ultima tappa del Tour Down Under, il tradizionale circuito di chiusura di Adelaide (88 km), e naturalmente si è imposto anche nella classifica finale, dopo che aveva conquistato altre tre tappe e la kermesse iniziale non ufficiale d’apertura: in tutto fanno 5 successi su sette sprint. La corsa australiana, al debutto nel circuito ProTour rimasto privo di quasi tutte le grandi corse, è stata incerta fino alla fine: l’australiano Allan Davis aveva cominciato l’ultima frazione ad appena 7" da Greipel, e vincendo il primo sprint intermedio si era portato a meno 4". Ma il 25enne tedesco dell’High Road (compagno di squadra del fratello di Davis, Scott) si è preso la rivincita nel secondo sprint intermedio, proprio ai danni dell’australiano, e al traguardo ha regolato nettamente il connazionale Forster (Gerolsteiner) e l’australiano Brown (Rabobank): 7° Lorenzetto.
CONTROVERSIE - E anche all’Uci - per inciso - non deve essere dispiaciuto che Davis non sia riuscito nella rimonta: il secondo della Sanremo 2007, prima osteggiato e poi riabilitato dalla federazione internazionale per il presunto coinvolgimento nell’Operacion Puerto, è senza squadra per il 2008 e ha partecipato al Down Under nella selezione del suo paese che è stata invitata. Avesse vinto la corsa, non avrebbe potuto neanche indossare la maglia di leader del circuito, che sarebbe andata al primo corridore ProTour in classifica... In ogni caso, la superiorità di Greipel è stata netta, in una gara che ha confermato come gli italiani (e McEwen) siano ancora in rodaggio: l’unico in evidenza, ma in negativo, è stato Elia Rigotto, espulso dalla corsa per una testata in volata ad Hayman. Tornando a Greipel, ora bisogna attenderlo a conferme su altri palcoscenici e in altri contesti: qui hanno fatto presto a ribattezzarlo "Andrè The Giant", ma piazzarlo subito tra i grandi delle volate è eccessivo. Per ora.
Classifica finale 1. Andre Greipel (Ger) 18h46'18" 2. Allan Davis (Aus) a 15". 3. Jose Joaquin Rojas Gil (Spa) a 33"4. Mickael Delage (Fra) a 37"5. Mickael Buffaz (Fra) s.t.6. Jose Alberto Benitez Roman (Spa) a 39"7. Kjell Carlstrom (Fin) s.t.8. Luis Leon Sanchez Gil (Spa) a 41"9. Richie Porte (Aus) s.t.10. Stuart O'Grady (Aus) a 42".
Mondiali a Treviso,
l'Italia giovane del ciclocross può sperare
SPRESIANO (Treviso), 28 gennaio 2008 - Una cornice spettacolare di pubblico incorona Lars Boom nuovo padrone del ciclocross mondiale. Davanti a 40 mila persone, sul circuito trevigiano intorno al lago delle Bandie, a 22 anni l’olandese entra nella storia vincendo il titolo élite al primo anno nella categoria, e realizza una tripletta che finora era riuscita soltanto al ceco Radomir Simunek: anche da junior e da under 23 aveva conquistato il Mondiale al debutto nella classe. Boom ha preceduto di 5" il ceco Zdenek Stybar e di 6" il belga Sven Nys, suo compagno di squadra alla Rabobank. Sesto, a 10", Marco Aurelio Fontana, autore di una gara straordinaria. Al 13° posto, a 19", Enrico Franzoi, più forte del dolore per una microfrattura alla caviglia sinistra che gli aveva impedito di correre nell’ultimo mese.
SUPER FONTANA - L’Italia chiude la rassegna iridata con il bronzo di Cristian Cominelli negli under 23 e il 4° posto di Elia Silvestri negli juniores, ma soprattutto la certezza di avere finalmente un vivaio sul quale costruire il futuro del cross e della mountain bike: il più vecchio, Franzoi, ha 25 anni. Si sapeva che il brianzolo Fontana, campione italiano in carica, stava attraversando un periodo di forma smagliante, e lo ha dimostrato con autorità. A 23 anni ha corso come un veterano, sempre in testa a proporre attacchi. Ha ceduto solo nel finale al colpo di Boom, che ha vinto una corsa di ciclocross con una cronometro da stradista nel nono e ultimo giro. Del resto, Boom è iridato della crono under 23, titolo vinto a settembre a Stoccarda. "Avevo una grinta così... volevo proprio fare un corsone - ha detto Fontana -. I tifosi erano tutti qui per noi. Su questi rettilinei venivo su da far paura, non ho mai concesso un metro a Boom e Nys".
RABBIA - Più triste Franzoi, che subito dopo l’arrivo si è tolto la scarpa sinistra per il dolore alla caviglia: "Una corsa in sofferenza, il piede mi ha fatto male, sulla salita cercavo di restare in sella e di non scendere dalla bici. Peccato essere arrivato così al mio Mondiale. Adesso penserò alla strada e soprattutto alla Parigi-Roubaix". Al mattino, la tedesca Hanka Kupfernagel si era imposta nella prova femminile davanti all’olandese Marianne Vos; terza la francese Leboucher. Lontane le azzurre: la migliore è stata Vania Rossi, 19a a 3'18", ostacolata da una caduta nei primi giri. L’edizione 2008 dei Mondiali si disputerà in Olanda a Hoogerheide.
Così il podio e gli italiani
Così all'arrivo:1. Lars BOOM (Ola) in 1 05' 27" 2. Stybar (Cec) a 5"; 3. Nys (Bel) a 6"6. Fontana (Ita) a 10"; 13. Franzoi (Ita) a 19"; 21. Bianco a 37"; 33. Gambino a 2'24"; 35. Damiani (ITA) a 2'30"
Sotto nella foto: Andre Greipel è nato a Rostock il 16 luglio 1982
Clamoroso: torna Cipollini
Da Los Angeles una notizia che infiamma l'inizio della nuova stagione: a 40 anni Re Leone sale di nuovo in bicicletta. Correrà con la Rock&Republic e sarà anche manager
SANTA MONICA (Stati Uniti), 18 gennaio 2008 - Torna a ruggire a quasi tre anni dal ritiro, e riparte dagli Usa nella doppia veste di corridore e manager. Mario Cipollini ha accettato la proposta di Mike Ball, stilista di moda e responsabile della Rock&Republic, che sponsorizza con questo nome un piccolo team pro' americano. Il progetto è clamoroso: in 5 anni la squadra dovrà diventare la numero uno al mondo. L’investimento è sui 10 milioni di euro a stagione. SuperMario è arrivato a Santa Monica a inizio settimana per un tour de force di riunioni tecniche e amministrative. Il via libera mercoledì notte, dopo cinque ore di meeting nel quartier generale di Ball. I problemi non erano pochi, ma l’intesa è stata raggiunta. La firma sui contratti forse già oggi. Il debutto tra un mese in California.
SANTA MONICA (Stati Uniti), 20 gennaio 2008 - La conferma di quanto anticipato due giorni fa è arrivata oggi: Mario Cipollini torna a correre. Lo sprinter 40enne ha firmato per la Rock&Republic e farà il suo debutto tra un mese al Giro di California. Si parla di un ingaggio di 1 milione di euro a stagione
Sotto nella foto: Mario Cipollini in maglia azzurra nel 2002: campione del Mondo a Zolder.
"Boogerd e Menchov a Vienna con Rasmussen"
Secondo la tv tedesca i tre ciclisti sarebbero stati clienti del laboratorio Humanplasma di Vienna insieme a campioni del biathlon e del fondo. Per la Wada si tratta di una vera centrale del doping
BERLINO (Germania), 16 gennaio 2008 - Il danese Michael Rasmussen, escluso dal Tour 2007 mentre era in maglia gialla, sarebbe stato uno dei ciclisti professionisti che facevano abitualmente ricorso ai servizi di un laboratorio austriaco nel mirino dell'agenzia mondiale antidoping, la Wada. Lo sostiene in una sua inchiesta il canale televisivo tedesco Ard. Secondo l'emittente Rasmussen e due suoi ex compagni nella Rabobank, l'olandese Michael Boogerd ed il russo Denis Menchov (vincitore dell'ultima Vuelta), avevano lasciato sacche del proprio sangue nel laboratorio in questione, per poi farne uso al momento opportuno.ANCHE MENCHOV - Il 25 luglio scorso Rasmussen era stato invitato a lasciare il Tour, mentre era in maglia gialla, proprio dalla Rabobank, che gli contestava di aver mentito a proposito della sua presenza in Messico e del fatto di aver saltato alcuni controlli. Il canale pubblico tedesco chiama in causa anche l'austriaco Georg Totschnig, che nel frattempo si è ritirato, ed un totale di trenta sportivi di alto livello, "tra cui alcuni di nazionalità tedesca".ALTRI SPORTIVI - Ard riferisce anche che alcuni "dei migliori specialisti in assoluto" del biathlon e dello sci di fondo hanno ugualmente fatto ricorso ai servizi del laboratorio Humanplasma di Vienna, indicato mesi fa dall'ex presidente della Wada Dick Pound come uno dei "centri di approvvigionamento" di sostanze proibite da parte di atleti che baravano.RASMUSSEN - "Finora tutte le accuse di doping contro Michael Rasmussen si sono risolte in una bolla di sapone ed è da irresponsabili divulgare certe notizie come ha fatto la 'Ard' ". Mads Frederiksen, manager del corridore danese, commenta così all'agenzia Ritzau la notizia secondo la quale il suo assistito sarebbe tra i 30 atleti che si sono avvalsi dei servizi del laboratorio di Vienna "Human Plasma", finito nel mirino della Wada, l'Agenzia Mondiale Antidoping. Anche Henri Van der Aat, dirigente della Rabobank, l'ex squadra di Rasmussen, ha mostrato tutto il suo scetticismo: "Si tratta solo di voci, sappiamo che i valori sanguigni dei nostri uomini sono normali e questi sono i fatti". Anche Menchov, dalle pagine del "De Telegraaf", nega le accuse: "Non ho mai sentito il nome di questo laboratorio". "Sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe fatto il mio nome in una situazione del genere", è stato il laconico commento di Boogerd, che si è ritirato alla fine della scorsa stagione.
Sotto nella foto: Michael Rasmussen è nato il 1° giugno 1974.
Quattro anni a Carlino per la morte di Pantani
Condannato l'ex manager di discoteche. Assolta Elena Korovina, gli altri imputati a processo avevano patteggiato. Mamma Tonina: "Ci sono ancora troppi misteri, voglio la verità"
RIMINI, 14 gennaio 2008 - Quattro anni e sei mesi per Fabio Carlino, ex manager di discoteche, condannato per spaccio e morte come conseguenza dello spaccio, più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e 300 mila euro ai genitori di Marco Pantani per danni morali. Assoluzione per non aver commesso il fatto per Elena Korovina, modella e prostituta russa, accusata di spaccio. Dopo cinque ore di arringhe fra pubblico ministero, avvocati dell’accusa e della difesa, e dopo tre ore di camera di consiglio, è stata emessa la sentenza sulla morte del Pirata, avvenuta il 14 febbraio 2004 per overdose di cocaina nel Residence le Rose di Rimini."TROPPI MISTERI" - Era l’ultimo capitolo del processo che riguardava la tragica fine del vincitore del Giro e Tour nel 1998. Gli altri imputati - gli spacciatori Fabio Miradossa, Ciro Veneruso e il peruviano Ramirez Cueva, oggi liberi - avevano patteggiato la pena con condanne da quattro anni e 10 mesi a un anno e 11 mesi. Ma non finisce qui. Perché contemporaneamente alla chiusura del procedimento alla Procura di Rimini, sono cominciate le indagini della Procura di Forlì. E a questa si affidano le speranze dei genitori di Pantani. Mamma Tonina: "Ci sono ancora troppi misteri. A cominciare da quello che è successo fra il 9 febbraio, quando mio figlio ha acquistato cocaina, al 14 febbraio, quando è morto per edema polmonare e cerebrale. Cinque giorni in cui probabilmente hanno agito altre persone e altre sostanze. L’espianto del cuore, la mancanza di rilevamento delle impronte digitali, i segni sul suo corpo... Ma non mi arrendo. Voglio la verità". Papà Paolo: "Speculavano su mio figlio quando era vivo, continuano a speculare su mio figlio anche da quando è morto. Vogliamo che sia rispettato, che sia rivalutato".
Sotto nella foto: Marco Pantani, vincitore del Giro e del Tour nel 1998
Operación Puerto La Procura Coni riparte
Acquisiti nuovi elementi per accertare eventuali responsabilità. Entro febbraio saranno riascoltati anche i corridori, italiani e stranieri. Per chi non collaborerà il rischio è quello di non poter disputare le corse in Italia, quindi nemmeno Tour e Mondiale
MILANO, 9 gennaio 2008 - Jacques Rogge, presidente del Cio, lo aveva invocato alla Conferenza mondiale sul doping di Madrid: "Fate come l’Italia". E l’Italia non si è tirata indietro. La Procura antidoping del Coni ha riaperto l'Operación Puerto ed entro febbraio convocherà a Roma tutti i personaggi coinvolti: medici, dirigenti, corridori. Per chi non si presenterà scatterà il divieto a correre sul territorio nazionale. A rischio per molti ciclisti, soprattutto quelli spagnoli, la partecipazione al Giro, al Tour che passa per Cuneo e ai mondiali di Varese, ma rischiano anche i dirigenti che potrebbero veder scattare inibizioni anche lunghe.Non basta. Il capo della Procura antidoping Ettore Torri, in virtù della legge italiana antidoping, ha anche trasmesso tutto l’incartamento alla Procura della Repubblica di Roma (competente per i reati commessi al di fuori del territorio nazionale) per valutare le ricadute penali. Intanto saranno subito chiamati i medici e i dirigenti, poi si passerà ai corridori.
Sotto nella foto: Eufemiano Fuentes, il medico spagnolo al centro dell'inchiesta